Accordo tra imprese e sindacati
fonte www.telelavoro.rassegna.it
I
telelavoratori italiani avranno le stesse tutele dei colleghi impiegati in
ufficio. Stessi diritti collettivi, medesimi percorsi formativi, uguali
carichi di lavoro e tutele della sicurezza e salute. E' quanto prevede
l'intesa firmata oggi tra Confindustria, sindacati e altre 19 associazioni
imprenditoriali, che recepisce l'accordo quadro europeo sul telelavoro
(risalente al luglio 2002). Unanimi i commenti, tutti intonati a
sottolineare l'importanza dell'accordo quale 'svolta', e 'punto di
riferimento per intraprendere una nuova stagione di concertazione'.
Soddisfazione in casa sindacale, a cominciare dalla Cgil: "E' un primo passo
importante per valorizzare al massimo il protagonismo delle parti sociali",
ha detto la segretaria confederale Nicoletta Rocchi. E per il segretario
confederale della Uil, Paolo Pirani, e quello della Cisl, Giorgio Santini,
'oggi si apre una fase nuova'. Analoga soddisfazione anche in viale
dell'Astronomia per il primo accordo firmato dalla presidenza Montezemolo:
'E' un buon viatico per cominciare ad affrontare tutti insieme argomenti più
tosti', ha detto il neo vicepresidente di Confindustria con delega alle
relazioni sindacali, Alberto Bombassei.
L'accordo definisce il quadro generale di riferimento della disciplina del
telelavoro, lasciando ampio spazio di intervento alla contrattazione,
collettiva e individuale. A chi svolge il telelavoro vengono quindi
riconosciuti gli stessi diritti e le stesse tutele di chi svolge l'attività
lavorativa tradizionale. Bombassei ha sottolineato come la novità di questa
intesa sia nel metodo adottato. Per la prima volta, infatti, viene recepito
in Europa un accordo quadro solo attraverso l'intesa di tutte le parti
sociali, senza il tradizionale doppio passaggio normativo, vale a dire senza
la necessità di una direttiva comunitaria e di una legge nazionale. "E'
l'esaltazione del ruolo dell'autonomia delle parti sociali", hanno detto
Confindustria e sindacati; e Santini della Cisl ha parlato di "accordo di
nuova generazione". "In pratica - ha spiegato Giorgio Usai,direttore area
welfare di Confindustria - sui temi di natura sociale che non hanno effetti
sul bilancio dello Stato si lascia ampio spazio all'autonomia collettiva sia
in sede europea che in sede nazionale".
Due i capisaldi dell'intesa
Una scelta volontaria, da parte del datore di lavoro e del lavoratore, cui
spettano uguali diritti contrattuali rispetto a chi la sua mansione la
svolge in ufficio. Sono questi i due capisaldi dell'accordo. Secondo
l'intesa infatti il telelavoro deve essere ''una scelta volontaria del
datore di lavoro e del lavoratore''. Una decisione condivisa dalle parti
dunque, che l'accordo intende pero' tutelare con maggiore chiarezza da un
punto di vista contrattuale. ''Per quanto attiene alle condizioni di lavoro
- si legge infatti nell'accordo - il telelavoratore fruisce dei medesimi
diritti, garantiti dalla legislazione e dal contratto collettivo applicato,
previsti per un lavoratore comparabile che svolge attivita' nei locali
dell'impresa''. Secondo Confindustria e sindacati inoltre ''ogni questione
in materia di strumenti di lavoro e responsabilita' deve essere chiaramente
definita prima dell'inizio del telelavoro in conformita' a quanto previsto
dalla legge e dai contratti collettivi''. Una 'regola' che deve valere anche
per i costi. Uguali diritti ed informazioni spettano al telelavoratore anche
in materia di salute e sicurezza, materie sulle quali il datore di lavoro e'
responsabile. Cosi' come i carichi di lavoro (che il telelavoratore gestira'
autonomamente) dovranno essere ''equivalenti'' a quelli di chi lavora in
azienda.
Il datore di lavoro inoltre, secondo l'accordo, garantisce l’adozione di
misure dirette a prevenire l’isolamento del telelavoratore rispetto agli
altri lavoratori dell’azienda, come l’opportunità di incontrarsi
regolarmente con i colleghi e di accedere alle informazioni dell’azienda.